Obdachlose sollen ausreisen

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MdBs mit Migrationshintergrund

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Assistenti sociali con funzione mediatori interculturali: Commento di Gert Strasser, docente presso l’università tecnica evangelica di Darmstadt

05.09.2008

A luglio di quest’anno tre studenti della facoltà di assistenza sociale presso l’università tecnica evangelica di Darmstadt hanno conseguito la qualifica di “mediatori interculturali”.

La formazione ha avuto luogo parallelamente allo studio, nell’ambito di un progetto finanziato tra il 2004 e il 2007 dal Ministero Federale per la Formazione e la Ricerca (BMBF) e dall’Unione Europea. Il progetto è stato il risultato di una cooperazione tra il Centro di Formazione della Confederazione Nazionale dei Sindacati Tedeschi e precisamente il dipartimento migrazione e qualificazione, il distretto regionale dell’Assia-Turingia della Confederazione dei Sindacati Tedeschi, il progetto “regioni che appprendono” dell’ispettorato scolastico statale di Bebra e l’università tecnica evangelica di Darmstadt.

Nel progetto sono stati individuati due livelli d’intervento. Nel primo livello sono stati trattati i temi degli standard qualitativi per la formazione dei mediatori interculturali. In questo ambito, oltre ai quesiti concreti, sono stati posti al centro del lavoro gli aspetti della standardizzazione. Ad un secondo livello è stato sviluppato un curriculum orientato agli standard qualitativi sviluppati parallelamente al progetto.

Gli standard qualitativi sono stati definiti partendo dal concetto della „competenza interculturale“. In linea generale con il termine competenza si definisce la capacità di gestire il proprio atteggiamento in maniera ponderataa in diverse situazioni, in particolare in situazioni lavorative, per stabilire un equilibrio tra gli interessi individuali e i valori sociali. Sia la competenza generale che quella riferita al contesto interculturale sono doti che si possono apprendere.

Nel curriculum è stato differenziato tra competenze generiche e competenze specifiche.

In sintesi si tratta di competenze a livello generico, come la capacità di lavorare in un team, la valorizzazione e il rispetto delle diversità e della multiculturalità e la capacità consapevole di confronto sui temi della parità e degli aspetti gender. Esse rappresentano la base per lo sviluppo delle competenze e vengono ampliate attraverso abilità interculturali specifiche. Di queste fanno parte, ad esempi, la capacità di sviluppare l’empatia, la disponibilità e la capacità di apprendimento reciproco (modifica della prospettiva), la capacità di riconoscere il potenziale degli altri, la capacia di comprendere I processi comunicativi a diversi livelli e di utilizzare questi livelli o anche l’utilizzo di approcci creativi per comprendere meglio le diversità.

Gli standard delle competenze interculturali comprendono, ad esempio, l’interazione con la molteplicità culturale, la teoria e la pratica comunicativa, gender, empowerment e la gestione interculturale dei conflitti. In generale, ma in particolare nell’ambito interculturale queste competenze sono necessarie per il lavoro sociale, per garantire la capacità operativa professionale.

Il lavoro sociale ha luogo soprattutto ai cosiddetti “margini” della società. È il lavoro con persone minacciate, o che lo sono già, dalla segragazione sociale. Persone, quindi che hanno poca o nessuna opportunità di partecipazione. Nell’idea classica del termine il lavoro sociale deve mantenere in questo contesto l’equilibrio tra “assistenza” e “controllo”. Il “controllo”, che si può anche definire „normazione“, è aumentato negli ultimi anni. Nell’ambito operativo del lavoro sociale compaiono sempre più spesso persone con una biografia di migrazione, per le quail le classiche forme dell’assistenza e del controllo non sono più sufficienti. In questo contesto il lavoro sociale va trasformato in lavoro politico, indicando e realizzando le opportunità della partecipazione sociale. Per questi motivi il collegamento tra lo studio del lavoro sociale, in particolare le offerte per il lavoro sociale interculturale, e l’offerta di formazione per “mediatori interculturali” è stata un completamento ideale per lo svolgimento del progetto. Gli studenti hanno potuto conoscere in questa combinazione settori aziendali operativi, che non avrebbero potuto conoscere in questa forma durante lo studio. Inoltre, durante le fasi di training hanno lavorato con partecipanti provenienti per lo più da realtà aziendali dotati di diverse esperienze politiche. Queste esperienze hanno consentito agli studenti di osservare il lavoro della mediazione interculturale in un quadro più realistico.

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